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Lo faccio domani!

Lo faccio domani!

Procastinazione: cosa succede nella tua mente quando rimandi (e come uscirne)

Ebbene lo confesso: non ho mai trovato l’antidoto definitivo per questa infiammazione cronica della forza di volontà, questo deficit del buon senso, questa deformazione della capacità di agire secondo le proprie priorità: la sindrome da procrastinazione.

Esiste nella forma seriale o sporadica, ma entrambe agiscono in direzione contraria ai nostri piani e progetti e, conseguentemente, alla nostra efficacia e soddisfazione.

Ma cos’è la procrastinazione e cosa scatta nella mente di chi ne è affetto, in forma più o meno grave?

In parole semplici, è la tendenza a posporre tutto ciò che si potrebbe tranquillamente affrontare nell’immediato, è una distorsione della percezione che fa apparire il “domani” come infinito, pieno di opportunità, possibilità, energie, risorse, capacità e tempo di cui, nel momento presente, ci sembra di non disporre. Il punto è che quel “domani” tende appunto a rimanere “domani” anche all’indomani-  causando alla nostra mente di rimanere sempre affollata dai pensieri di tutte le piccole grandi cose che non stiamo affrontando- e che nessun altro potrà affrontare per noi- facendoci perdere un sacco di energia e di fiducia nelle nostre capacità di realizzare le cose.

Quindi che fare se il cambio degli armadi ci appare come un’impresa titanica di difficilissima attuazione? O se non riusciamo ad attaccare con lo studio di una materia, la scrittura di un articolo o la preparazione di un esame fino a quando la scadenza non divenga così vicina da farci tremare le gambe?

Per i procrastinatori seriali, in effetti, solo l’avvicinarsi della scadenza ultima permette di mobilitare quelle forze necessarie all’azione, ma purtroppo questo schema non solo rischia di produrre risultati più poveri di quanto si potrebbe, e ad un costo molto più elevato in termini di stress ma soprattutto in certi casi NON FUNZIONA PROPRIO! Resta con me, tra un istante ti spiego a cosa mi riferisco. Ma prima vediamo l’anatomia di un attacco di procrastinazione.

Nella nostra mente, quando siamo davanti ad un compito che in qualche modo ci procura un po’ di tensione, perché lo riteniamo difficile, o noioso, o impegnativo, o troppo articolato- scatta ”l’effetto Lucignolo” : ecco che ci viene in mente un meraviglioso “paese dei balocchi” subito raggiungibile, a portata di mano, dove non proveremo nessuna sofferenza ed anzi, siamo sicuri di trovare proprio l’unica cosa che motiva il nostro Lucignolo e di cui non è mai sazio: la gratificazione immediata.

Perciò ecco che Facebook inizia ad avere impellente bisogno di noi, dal frigorifero qualche leccornia chiama il nostro nome con voce suadente, ci viene in mente una commissione urgente da fare, un’imperdibile acquisto da compiere, delle telefonate irrimandabili o mille quisquilie urgenti da svolgere subito, PRIMA di attaccare con il nostro compito importante… salvo convenire alla fine che ormai è un po’ tardi, che non abbiamo l’energia giusta e che domani mattina presto, sarà senz’altro un momento migliore. O al massimo lunedì. Oppure il primo del mese. Oppure…

In ogni caso, se sei un procrastinatore abituale, ti sarai accorto che questo schema in un modo o nell’altro funziona: man mano che la scadenza si avvicina infatti, scatta l’urgenza da panico che è l’unica cosa che toglie di mezzo Lucignolo (l’urgenza da panico non è per niente divertente, per lui) ed ecco che la nostra parte più sensata e giudiziosa ha il campo libero per mettere il turbo ed essere produttiva.

Ma cosa dire invece di tutte quelle situazioni, iniziative, progetti che non hanno una scadenza?

Sono cose come iniziare una propria attività, occuparsi della propria salute, stare più tempo con la famiglia, affrontare una questione professionale importante, metter mano ad una relazione che non funziona, lasciare un lavoro che non ci appaga più- e rischiano di non concretizzarsi mai, restando sempre in un futuro possibile, fino a trasformarsi in sogni infranti, intenzioni archiviate, decisioni mai prese, insoddisfazione e rimpianto.

Come possiamo evitare tanta inutile fatica e sofferenza e adottare una strategia che ci crei una maggior soddisfazione?

Ci sono valanghe di tecniche, stratagemmi mentali, esercizi per allenare concentrazione e forza di volontà ( e magari ne parleremo in un prossimo articolo) ma per la mia esperienza sia personale che con i miei, c’è un passaggio da fare a monte: innalzare la nostra consapevolezzae visione delle cose e decidere cosa vogliamo abbia più valore per noi: Lucignolo ed il paese dei balocchi e dei rimpianti, o accantonare pigrizia e paura e tuffarci completamente nei flutti della nostra vita?

E se anche tu decidi per la seconda, prova ad interpretare l’impasse non più come un nemico, o come qualcosa a cui arrenderti- ma come un messaggero. Ora mi spiego meglio:

1- IMPULSO: quando senti un impulso ad agire e fai passare 5 secondi senza fare nulla, stai spegnendo l’ENERGIA DI ATTIVAZIONE, quella che ti serve a metterti e restare in moto. Se invece fai una piccola azione concreta SUBITO, quell’energia non la disperdi ma, anzi, aumenta e ti fornisce nuovi impulsi.

2- BLOCCO: ricorda che quando ti senti bloccato è un segnale. Come la sete ed il sonno ti segnalano che hai bisogno di acqua o di riposo, il tuo sentirti bloccato o insoddisfatto, tanto da cercare mille distrazioni, ti sta segnalando che la tua anima ha fame di AVVENTURA. Non temere quindi la novità, l’incognita, ed esplora con curiosità e coraggio nuove possibilità

3- VAI OLTRE i tuoi pensieri e stati d’animo: la mente è abitudinaria e ogni volta che vuoi uscire dal seminato lei tira il freno a mano e ti rimanda in funzionamento automatico: ecco che quell’idea non ti sembra più così buona, il tuo stato d’animo non è proprio quello “giusto”… Gli anglosassoni direbbero SO WHAT? E allora?!? Non aspettare che tutto sia perfetto: sia te che io sappiamo perfettamente che non lo sarà mai. Quindi “non ti curar di lor (in questo caso i tuoi pensieri detrattori) ma guarda e passa”: allenati ad agire ugualmente! Vedrai rapidamente aumentare la fiducia nelle tue capacità e la tua soddisfazione.

 

Fai pratica, e sarò felice di leggere i tuoi progressi!

Articolo pubblicato sul blog “La pecora in Kashmeer” http://lapecorainkashmeer.it/2016/08/30/rimandare-a-domani/

Come imparare ad amare qualcosa che hai sempre evitato (e che sarebbe bene fare)

Come imparare ad amare qualcosa che hai sempre evitato (e che sarebbe bene fare)

L’avevo promesso, in tanti me l’avevano chiesto…ed ora mi tocca 🙂 Ecco come sto creando l’abitudine di andare a correre- cosa che ho sempre evitato come la peste.

Chiariamo subito una cosa: non è che mi senta l’eroe dei due mondi per questo, ma sono fiera di me per aver sviluppato una nuova abitudine che fino a un paio di mesi fa era lontana da me quanto la Groenlandia da Capo Horn.

Forse per te non è importante andare a correre, o forse già lo fai, ma sono certa che anche per te c’é un’abitudine che ti sarebbe utile, un’attività che ti piacerebbe iniziare… ma che non sei ancora riuscito ad adottare. E sicuramente anche tu hai i più validi motivi: lavori troppo, ti manca il tempo, non senti di avere le capacità, il contesto non è adeguato, hai delle limitazioni fisiche,  ma probabilmente la difficoltà più grande è  interna e  fa sembrare tutto più difficile. Se ti riconosci in uno di questi casi,  questo articolo fa proprio al caso tuo.

Cominciamo!

Anche quando da ragazzina praticavo l’atletica leggera, non ero mai andata molto d’accordo con la corsa, ovvero- avevo una sorta di talento naturale per la velocità, ma per quanto riguardava la resistenza beh, non era proprio una mia caratteristica. Questo mi portava a “schivare” proprio il tipo di allenamenti che avrebbe potuto aiutarmi ad migliorare le mie capacità: dopo un giro del campo sportivo mi mancava il fiato, mi duoleva la milza, sentivo una costrizione al petto e finiva lì- andavo a fare salto in lungo che mi riusciva più facile. Questo rinforzava la mia convinzione che la corsa non facesse per me (o che io non facessi per lei).

Ora ti chiedo la massima attenzione, perché ci sono due aspetti fondamentali di cui tener conto:
1. prendere atto della propria “struttura”
2. trovare il proprio modo per andare un po’ più in là

Ognuno di noi ha una certa struttura non solo fisica, ma anche mentale, emozionale, un certo modo di funzionare. E’ importantissimo conoscere e tener conto di quella struttura, e porsi degli obiettivi in linea con essa, ma è anche vero che l’unico modo che abbiamo per crescere e ottenere qualsiasi risultato diverso da quelli attuali, è forzare un po’ ciò che è comodo e “spontaneo” (anche se non si tratta di spontaneità, ma di incapacità appresa: un bambino non si farebbe mai queste pippe mentali e si metterebbe semplicemente a correre.)

Questo significa una cosa talmente ovvia che spesso nella pratica la ignoriamo: forse non diventeremo cantanti da Grammy Award, ma abbiamo tutti il potenziale per migliorare le nostre capacità canore; non siamo tutti destinati a correre una maratona, ma tutti possiamo migliorare le nostre prestazioni nella corsa; non siamo tutti dei potenziali poliglotti, ma ognuno di noi può imparare a comunicare in modo decente in una lingua straniera.

A patto che…

A patto che ci sia un un desiderio, o almeno una certa apertura e disponibilità a mettersi in gioco (dai che giocare è bello!!!)

Se sei arrivato fino a qui nella lettura (e ti ringrazio!!) probabilmente è perché anche tu stai pensando a una o due cosine che sarebbe utile, o necessario, per te iniziare o riprendere.
E’ così vero? Lo immaginavo… perciò continuiamo.

Molti dei miei clienti, persone come te e me, hanno già creato cambiamenti determinanti per la loro qualità di vita, grazie alle strategie che tra poco ti illustrerò. Come Antonella, imprenditrice, moglie e madre, che ha ritrovato la forma fisica -ed un sacco di energia- dedicandosi ad una camminata veloce alla mattina prima di andare al lavoro; o Valeria, dirigente rimasta senza lavoro, che ha creato un blog di successo parlando della propria passione per i viaggi; o come Roberto, libero professionista nel campo dell’arredamento, divorziato, che ha ricostruito il rapporto con la figlia adolescente che rifiutava di frequentarlo, creando delle abitudini nuove di ascolto e di comunicazione. Eppure erano anni che ci provavano senza successo.

Ora seguimi attentamente. Quando ti cimenti in una nuova attività a cui non sei abituato, il tuo cervello ti manda dei segnali di ogni tipo, che prendono la forma di sensazioni spiacevoli, dialogo interno scoraggiante e deterrente, immagini catastrofiche di tutto quello che ti potrebbe succedere (un’intera gamma, che va dalla brutta figura all’esplosione della testa per il troppo sforzo), di tutte le altre cose importanti o piacevoli che potresti fare al posto di quella finché, così sollecitato, ne convieni che sarebbe meglio rimandare…

E ti trovi davanti al Bivio!!

Nel “momento Bivio” puoi sempre fare qualcosa di diverso. E spesso scoprirai che non è difficile come pensavi..

Ecco cosa ti serve:

  1. il desiderio: da qualche parte, dentro di te, ci deve essere un desiderio, una disponibilità ad iniziare, o la consapevolezza della necessità di farlo
  2. non credere a tutto ciò che pensi (poi ti spiego meglio)
  3. renditi la cosa FACILE
  4. renditi la cosa PIACEVOLE
  5. inizia con piccoli passi, e continua a procedere
  6. RICOMPENSATI!

Ti porto il mio esempio con la corsa, ma per te potrebbe essere qualunque altra cosa: scrivere articoli per il tuo blog, mangiare cose più sane, essere più assertivo con i collaboratori, sviluppare una competenza spendibile professionalmente, diventare una persona più ordinata, creare più relazioni personali e professionali, solo per dirne qualcuna.

  1. Desiderio : sto troppe ore seduta, vorrei sentire le gambe VIVE, forti, vorrei respirare, mi sento chiusa per troppe ore al giorno, vorrei sentirmi e vedermi più in forma.ecc…
  2. Pensieri :

sì però non ho fiato e dopo 5 minuti son già con la lingua penzoloni, che fatica, che figura, che vergogna…
eh ma con questo ginocchio operato secondo me non è una buona idea…
mi hanno detto tutti che per la schiena non va bene…
eh ma se poi prendo freddo? E se non ce la faccio?
in effetti è un po’ tardi, sarebbe meglio se mi mettessi subito a lavorare…
potrei andare domani! Domani sarebbe perfetto…
E tu gentilmente ascolti, rispondi e smonti le obiezioni, offrendo altri punti di vista : ok ok grazie per segnalarmi tutto quello che potrebbe andare storto, ne terrò conto. Ma secondo me se scendiamo in strada con le scarpe super ammortizzate e corriamo pian pianino quasi sul posto, ed aumentiamo solo se e quando ce la sentiamo, non credo che potremo fare grossi danni, né eccessive brutte figure 😉 quindi direi che possiamo andare!!
E mentre si svolge questa “riunione di condominio”, tu fai l’amministratore- che sa ascoltare ma sa anche cosa c’è da fare, prende la responsabilità e decide. Ti stupirai a vedere che “gli altri” magicamente lo seguono, perchè sono stati ascoltati, hanno visto prospettive diverse, capiscono che si possono fidare.

Ti sentiresti scemo a farti questo dialogo con te stesso? Ti capisco!! Ma io mi sento ancora più scema a darla vinta alla parte pigra, preoccupata o paurosa di me. La ascolto, la guido…e lei mi segue! 🙂

3. Facilità: vado a correre sotto casa, devo solo scendere le scale. Non è il posto ideale forse- ma è il migliore per INIZIARE. Perché? Perché così non ci sono scuse! E quando sarò ormai innamorata della corsa e non potrò più farne a meno, prenderò la macchina ed andrò per i boschi. Ma se adesso dovessi aggiungere un’ora di tempo e diverse variabili e complicazioni per farlo, sarebbe più probabile rinunciare.

4. Piacevolezza: ho fatto una colonna sonora che neanche Rocky… e poi corro in riva al mare! 🙂 Troppo bello!

5. Piccoli passi: ho iniziato pianissimo, e ancora vado pianissimo! Non mi importa la performance, mi importa l’ABITUDINE ! Avrò tutto il tempo, in seguito, per aumentare ritmo, distanza, velocità…se deciderò così.

6. RICOMPENSA: e anche questo è un passaggio cruciale. Non sto a spiegarti qui tutti gli esperimenti dei neuroscienziati con i ratti (eh mi dispiace dirtelo, ma abbiamo il 70% del DNA in comune- perciò per certe cose quello che vale per loro vale anche per noi), ma la ricompensa serve a “fissare” il comportamento e renderci un po’ alla volta piacevolmente dipendenti da esso.

Quindi “dopo” mangia un quadretto di cioccolata o una fragola, guardati allo specchio e fatti i complimenti, esulta, massaggiati i piedi! Eh, già ti sento: Ma come!? Vado a correre per dimagrire e poi mangio la cioccolata???! Non ti preoccupare, ti assicuro che dopo un po’ non avrai più bisogno del premio, sarai ampiamente ricompensato dal semplice fatto…di farlo!

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NOTA: Tutti i 6 punti sono importanti, ma il fatto di accorgersi dei propri pensieri e metterli in discussione, anche dialogando con essi, è forse quella più potente: quando modifichi qualcosa nella tua percezione del problema ti trovi ad avere più scelte, più possibilità, più libertà. Ed è proprio questo lo scopo che il Coaching si propone.

Scegli un’ abitudine ed inizia subito ad allenarla per innalzare la qualità della tua vita, migliorare il tuo benessere fisico, la tua efficacia di studio o lavorativa, la tua comunicazione con collaboratori e clienti, o con i tuoi familiari, o per avanzare in un progetto che ti sta a cuore.
Immagina quanti aspetti della tua vita professionale e personale puoi espandere e migliorare procedendo a piccoli passi costanti…

E se vuoi che lo facciamo insieme puoi scrivermi e sono pronta mettere il mio 50% per farti avere il tuo risultato (eh già, l’altro 50 % devi mettercelo tu, altrimenti mi chiamavo Fata Madrina 😉

 

Sì Gina, ma io  in realtà vorrei smettere di fumare (di accentrare tutto il lavoro in azienda/ di sfogare lo stress facendo aperitivi post lavoro…) ma come faccio?

A volte , soprattutto quando vogliamo SMETTERE con qualche abitudine improduttiva o dannosa non è sufficiente intervenire direttamente sul comportamento: il nostro cervello è organizzato su sei diversi livelli logici che vanno esplorati ed allineati affinchè possiamo disporre di tutte le nostre energie e risorse per avanzare nella nuova direzione. (se ti interessa puoi leggere I Livelli di Pensiero di R.Dilts). La forza di volontà non basta, bisogna tener conto di tutti i processi involontari.

Proprio per questo a volte è utile essere affiancati da un Coach esperto.
Se vuoi sapere come potremmo lavorare insieme per rendere  più facile, veloce,  e duraturo il cambiamento che desideri,  clicca qui e  scrivimi 

Cambia le tue abitudini, cambia la tua vita!

 

Foto tratte da Google immagini

Vuoi rendere facile un cambiamento?  Pensa in grande e agisci in micro

Vuoi rendere facile un cambiamento? Pensa in grande e agisci in micro

Le persone che mi scrivono, o che si rivolgono a me per un percorso di Coaching, desiderano qualcosa di diverso rispetto alla situazione che stanno vivendo. Logico, no?
Alcune di loro sanno cosa non le soddisfa, ma non hanno ancora le idee chiare sulle scelte che vogliono fare, o su quale sia l’obbiettivo. E oggi non parleremo di loro 🙂

Molte altre, invece, sanno esattamente qual è il risultato che vogliono portarsi a casa (avere un corpo più magro ed essere più attivi, aumentare il fatturato, smettere di mangiare schifezze, migliorare la comunicazione con i figli, andare d’accordo con il/la partner, iniziare o portare a termine un progetto, ecc.) eppure non riescono a farlo.

Come mai?

Noi siamo il risultato delle noste abitudini e la maggior parte dei nostri comportamenti quotidiani è prevalentemente automatico, possiamo dire che è il risultato del nostro passato. Il nostro cervello è, in un certo senso, il “registratore” di tutte le nostre esperienze ed agisce a partire da lì: con ogni probabilità anche tu alla mattina spegni la sveglia con lo stesso dito che hai usato il giorno prima, scendi dal letto nello stesso modo e dalla stesso lato del letto, ti infili le ciabatte partendo da un certo piede, vai in bagno e fai tutto ciò che devi fare nella stessa sequenza e con le stesse modalità 😉 fai colazione a casa oppure no, come sei abituato a fare, ti fai la doccia, ti trucchi o ti fai la barba nel solito modo, indossi i vestiti nella solita sequenza, vai a prendere il caffè nel tuo bar preferito, vai al lavoro usando il mezzo abituale, al lavoro incontri le solite persone con cui farai il solito tipo di discorsi, controllerai facebook, le mail, linkedin come fai tutti i giorni e così via. Tutto come il giorno prima. E quasi sicuramente provando le stesse identiche emozioni del giorno prima (e di questo parlerò in un prossimo articolo).

Ma come mai, davanti alle infinite possibilità che avremmo, scegliamo di fare sempre la stessa cosa? Proprio perché non scegliamo davvero, sono le abitudini che si attivano automaticamente, ovvero è il corpo che “sa più della mente” e fa quello che ha memorizzato.

Benefici e svantaggi…
Da un lato questa è una figata pazzesca, perchè ci permette di svolgere una serie di operazioni di routine senza doverci far caso, senza ragionarci su e questo perchè il nostro cervello, è progettato per la nostra sopravvivenza ( non per la nostra realizzazione !) e vuole farci risparmiare energia : una volta che gli abbiamo insegnato a fare qualcosa, lui la fa “senza di noi”, ovvero senza che noi ci poniamo una particolar attenzione.
Sarebbe folle, infatti, se ogni mattina ci svegliassimo con una sorta di amnesia (mi viene in mente il film “50 volte il primo bacio”) e dovessimo chiederci qual’è la cosa giusta da fare per ogni piccola azione che dobbiamo compiere, e in che modo dovremmo farla: alle 11 di mattina saremmo ancora a studiare come si allacciano le scarpe! 🙂
Quindi fantastico: il cervello impara ed esegue e “noi” possiamo, nel frattempo, pensare ad altro e risolvere problemi, per così dire, meno triviali.
Questo meccanismo però ci si rivolta contro quando vogliamo cambiare qualcosa nella nostra vita: ogni volta che ci “proviamo” (e questo verbo la dice lunga sul risultato che produrremo) il nostro sistema nervoso autonomo ci crea una resistenza, un disagio, una non naturalezza che ci fa sentire scomodi e normalmente ci porta a rientrare nel conosciuto e desistere dai nostri propositi.  D’altronde se si chiama sistema nervoso “autonomo” un motivo ci sarà. 😉

E così sentiamo la nuova scelta come “non giusta”, mentre è soltanto “non familiare”.

Se sei una persona davvero davvero determinata, andrai contro a questa resistenza con la forza di volontà, andrai contro i voleri conservativi del tuo corpo, e questo funzionerà per un po’, ma non appena la tua attenzione dovrà spostarsi da qualche altra parte, il corpo- astutissimo- riprenderà il suo percorso abituale ed i tuoi progetti di cambiamento verranno archiviati con sommo senso di frustrazione e giudizi negativi su te stesso ( o scuse e giustificazioni nel caso tu sia una persona più auto-indulgente)
Insomma, chiuderai con un nulla di fatto. Ma allora…?

Se, come già Aristotele affermava “Siamo quello che facciamo abitualmente. L’eccellenza non è quindi un atto, ma un’abitudine”- come facciamo a creare quell’eccellenza, come facciamo a costruire una nuova abitudine?

Uno dei metodi più facili da applicare e che danno più risultato alle persone che iniziano un percorso di Coaching, è il modello delle micro-abitudini, sostenuta da una visione “macro”.
Come funziona?
Supponiamo che tu aspiri ad un risultato generico come “voglio essere più in forma”. Messo così è probabile che rimanga un buon proposito che non si concretizza mai. Ma ecco come può diventare reale e concreto.

1Crea una visione “macro” concreta del risultato finale, che ti piaccia e ti emozioni, può essere l’immagine di te più magra/o e tonica/o, che corri con facilità per 15 chilometri, ascoltando musica coinvolgente e divertendoti, sentendo l’aria fresca sul viso e respirando a pieni polmoni
2crea una micro-azione facile ed associala a qualcosa che già fai normalmente, per esempio: quando torno a casa dal lavoro mi metto la tuta e corro sul posto per 5 minuti (e ovviamente vai ad aumentare di poco giorno per giorno)
3creati un “salvagente” del tipo: “se quando torno a casa dal lavoro non ho nessuna voglia di correre per 5 minuti, metto su la mia canzone preferita a tutto volume per ricreare il giusto stato ”.

A questo punto, per quanto svogliato e stanco tu possa essere, ti basta l’energia per premere play 🙂
Vedrai come sia davvero molto più facile dare questo tipo di micro-istruzioni al tuo cervello, piuttosto che pensare di dover stravolgere la tua vita e reinventare tutto da zero.

E lo puoi fare per tutto! Esempi? puoi stabilire che “ogni volta che vado a fare pipì, bevo un bel bicchierone d’acqua”, “ogni volta che entro in bagno faccio 10 squat”, “ogni sera mentre preparo la cena ascolto 5 minuti di inglese (russo, cinese) con gli auricolari”, “ogni sera prima di dormire dico a mia figlia 3 cose che apprezzo di lei”, “ogni mattina quando arrivo in azienda dico ad uno dei miei collaboratori, a turno, cosa apprezo di lui” : l’unico limite è la fantasia! E forse anche un po’ di pazienza.

Questa tecnica è infallibile nel produrre risultati concreti, ma serve capire l’importanza di concentrarsi sul processo più che sul risultato: quando la tua attenzione è solo sul risultato, vuoi ottenere tutto e subito, e normalmente finisci col non ottenere niente, sprecare tempo, influenzare negativamente l’opinione che hai di te stesso e della tua capacità di far accadere le cose.
Quando invece inizi ad agire ogni giorno nella direzione che hai scelto, trasformi letteralmente il tuo cervello (neuroplasticità) e, ad un certo punto, sarà il tuo corpo a fare, senza che tu ci debba pensare.

Avrai costruito una nuova, sana, abitudine: questa è trasformazione.
E quando ti sei trasformato non torni più indietro

Scrivimi ! e fammi sapere 😉

Perché essere felici conviene

Perché essere felici conviene

Molte persone ritengono che la ricerca della felicità possa condurre al suo opposto.
E sono d’accordo con loro: la ricerca spasmodica di qualcosa che non hai non te la fará trovare, soprattutto se non sai esattamente che sapore avrá quando l’ avrai trovata, e soprattutto se la cerchi dove non puoi trovarla, ovvero fuori di te, e la identifichi con il raggiungimento di un qualche accattivante obbiettivo ( denaro, promozione, relazione, avere un figlio, chiudere una relazione, cambiare lavoro, ecc)

E QUINDI?!?

Intendiamoci: per felicità io intendo uno stato di benessere interno, che dipende solo da noi stessi e che porta con sé una serie incredibile di vantaggi.

Ma  facciamo un passo indietro, per capire meglio.
Il nostro sistema, il nostro organismo, può vivere solo una di queste 2 condizioni alla volta: o si trova in una condizione di protezione / sopravvivenza o si trova in uno stato di crescita/ creazione.

Immagina una gazzella della Savana che se ne sta tranquilla a brucare l’erbetta: se sopraggiunge un leone, il suo sistema entra immediatamente in modalitá sopravvivenza : le sue ghiandole surrenali producono ormoni da stress che provocano un dilatamento delle pupille, il sangue si allontana dagli organi interni e schizza alla periferia per rendere la gazzella più veloce, il battito cardiaco accelera, la pressione sale, la digestione si arresta, il respiro si fa corto ed accelerato: tutto il sistema è pronto per due sole cose, combattere o fuggire. Se la gazzella é sufficientemente fortunata da sfuggire al predatore, dopo 15 minuti ritornerá in una condizione di omeostasi ( equilibrio) e riprenderá tute le sue funzioni “normali”: respiro, sangue, pressione, battito cardiaco, digestione. Può tornarsene a brucare l’erbetta, quella poca che c’è nella Savana, e scordarsi del leone.
Devi sapere che in modalità sopravvivenza non c’è spazio per progetti a media o lunga scadenza: infatti, anche se passasse di là la gazzella più sexy della Savana, il nostro protagonista la ignorerebbe totalmente, come pure se gli venisse offerta l’erba più verde che neanche la casa nella prateria… Niente: priorità attaccare o fuggire.

Noi funzioniamo allo stesso modo.
Ma non è necessario per noi essere minacciati fisicamente da qualcosa come un leone, possiamo procurarci questa stessa reazione anche se solo dovessimo incontrare una persona che 5 anni fa ci ha fatto un enorme sgarro. E anzi, grazie ai privilegi di avere un cervello più evoluto, che ci permette di immaginare, ci basta addirittura pensare a quella persona per creare, all’interno del nostro corpo, la stessa identica reazione primordiale “attacca o fuggi”.
Identica?
Identica!!
In quei momenti non solo il sistema immunitario si mette in stand-by, le cellule si chiudono e smettono di nutrirsi e riprodursi, la digestione si arresta ed abbiamo un sacco di energia nervosa da utilizzare per l’attacco o la fuga, ma siamo anche letteralmente piú stupidi.
Infatti in questo caso il nostro terzo cervello (la neocorteccia), quello per così dire superiore, piú evoluto, creativo, quello che ci permette di trovare soluzioni, che ci fa soppesare le opzioni, ci rende empatici, intuitivi…. è chiuso, fuori servizio ed il comando é totalmente in mano alle nostre capacitá inferiori.
Praticamente proprio nel momento in cui maggiormente avremmo bisogno di quelle facoltá che ci differenziano maggiormente dagli animali, ahimé ne siamo sprovvisti…

Ma cosa c’entra questo con la felicitá?
Ora ci arriviamo.
Dicevamo appunto che in ogni momento noi possiamo essere in un modo o nell’altro e, come avrai capito, il comando viene attivato dal nostro cervello: c’è una situazione di pericolo? Attivare la risposta allo stress!!!
E come viene deciso, se attivare la risposta allo stress (attacco-o-fuga) o se attivare uno stato di benessere ed espansione?
In base a quello che succede nel nostro ambiente circostante (leone) o semplicemente in base ai pensieri che formuliamo e le immagini che produciamo dentro di noi: ci basta pensare a quel famoso tipo che ci fece uno sgarro 5 anni fa per attivare nel nostro organismo la stessa identica risposta che avremmo se, girando l’angolo del corridoio di casa, ci imbattessimo in un orso Grizzly alto tre metri visibilmente affamato (ah, ecco cosa c’entrava la foto dell’orso!!!)

E vabbè, dirai tu, fa niente!
No, non fa niente, qualcosa fa, e non è niente di buono per noi.
In modalità sopravvivenza – ricordi?- il sangue va alle estremità per permetterci di correre via veloci o di colpire l’avversario (che è quasi sempre immaginario!) quindi gli organi interni non sono ben irrorati, la digestione si blocca, il respiro si fa più corto, in circolazione ci sono gli ormoni da stress che servono a renderci più resistenti e sentire meno il dolore se fossimo impegnati in battaglia, ma se siamo seduti alla scrivania di casa o alla guida della nostra macchina, non facciamo altro che riversare nelle nostre vene un torrente velenoso che danneggia, alla lunga, il nostro sistema immunitario ed il nostro cervello.
E soprattutto in quei momenti siamo ego-centrati, ego-riferiti, ego-isti, proprio perché a farla da padrone non è la neocorteccia, ovvero il nostro cervello più evoluto, ma il sistema limbico e rettiliano: siamo cioè in balia delle nostre reazioni primordiali.

E quindi? Come se ne esce? Non possiamo mica eliminare tutte le possibili fonti di stress! Non mi vorrai mica dire che devo sedere per ore a meditare e andare a vivere in Tibet per evitare di essere sollecitato negativamente…!?

Ok allora, passiamo ad alcune possibili soluzioni.

1- Il nostro cervello ha, tra le sue funzioni superiori, la meta-cognizione, ovvero la capacità di osservare e valutare i propri pensieri: quando riesci ad osservare quello che sta avvenendo nella tua testolina, hai già tolto un po’ di potere a quei pensieri.   Homo sapiens 1, Homo primitivis 0 😉

2- Con 8 minuti al giorno di utilizzo consapevole della tua mente in modo da favorire uno stato di rilassamento (è sufficiente concentrarti sul tuo respiro, chiudere gli occhi, immaginare qualcosa che ti procura una sensazione piacevole-una scena di natura, qualcuno che ami, il tuo cane-gatto-criceto che ti dimostra il suo affetto: questo rallenta le onde cerebrali da Beta veloce ad Alfa, con una miriade di effetti positivi per la salute- ma di questo parleremo un’altro giorno-), insomma, con solo 8 minuti al giorno puoi stimolare ed allenare la corteccia prefrontale sinistra, conosciuta come “l’area dell’illuminazione”- ed andare ad inibire l’attività della corteccia prefrontale destra, che è l’area attiva quando rimuginiamo e siamo preoccupati. E questo beneficio non dura, ovviamente, solo per quegli 8 minuti in cui lo fai! Scoprirai che è un vero e proprio allenamento che ti porterà a rafforzare l’area del cervello che ti rende più creativo, empatico, efficace e…felice!
Homo sapiens 2, Homo pensierosus 0

3- Puoi utilizzare la tua immaginazione per anticipare nella tua mente come vuoi sentirti, comportarti e rispondere ad un evento potenzialmente stressante, e qui ci sono 2 ingredienti ugualmente importanti: il pensiero, che è il linguaggio della mente, e l’emozione, che è il linguaggio del corpo. Il pensiero è la carica elettrica, e l’emozione, la sensazione che provi, è la carica magnetica: ecco che stai inviando un segnale nuovo, a cui l’esterno magari potrà rispondere in modo nuovo…
Per il corpo non c’è differenza tra una cosa realmente vissuta ed una cosa vissuta solo virtualmente , basti pensare ad un sogno intenso che hai fatto ed alle sensazioni fisiche ed emozionali che hai provato…sembrava reale, no?! Nel cervello si accendono le stesse aree, si creano le stesse neuroconnessioni, e più  immagini qualcosa in modo vivido, e più rinforzi e sosteni quelle neuroconnessioni, fino a creare delle vere e proprie reti neurali a sostegno del comportamento che desideri. E quando ti sei allenato abbastanza, quelle reti si accendono da sole: hai creato un’automatismo, un’abitudine, accade da solo, non ci devi più pensare: lo sei diventato.
Homo sapiens 3, Homo reattivis 0

Train your brain!
A presto.